LA SAGRA DEI FICHI

Le orgini della nostra manifestazione storica, in un racconto di Giovanna Riguzzi Bonandi, che ringraziamo di cuore.

 

LA SAGRA DEI FICHI DI MONTELEONE

“Mamma, mamma, è arrivato dalla montagna un giovane con il mulo: vende zolfo, zolfanelli e polvere da sparo!”, gridarono i bambini concitati nel portare la notizia a casa. Loro erano sempre i primi a sapere chi giungeva in paese: fosse il pollivendolo, lo stracciaio o l’ombrellaio, avvisavano e poi tornavano a curiosare. C’era chi vendeva e chi comprava ed era tutto un chiacchierare che per l’intera giornata animava il piccolo borgo di Monteleone e per alcuni giorni non si parlava d’altro. “Avvisate Manchìn e Poldo - raccomandò loro la madre - questi avranno sì bisogno di polvere; oltre alla caccia hanno tutte quelle ceppaie di quercia da spaccare, se non le minano, vorrei vedere come faranno!”

Ceppaie, fascine di sarmenti accatastate sulle aie, ecco i soldi per comprare tutto ciò che serve, pensò Elsa, la ragazza dentro di sé, mentre si avviava decisa con in mano la roncola e il largo grembiule annodato alla vita. La prima le sarebbe servita per tagliare i rovi e con il secondo si sarebbe riparata dagli spini, portandosi sempre più lontano dal paese. Erano tanti i casanti che andavano in cerca di fascine di legna per cuocere la piada e far bollire il paiolo della minestra.

Si era ai primi di settembre con l’inverno ormai alle porte, senza nemmeno un lembo di terra e privi di provviste: bisognava arrangiarsi alla meglio o spingersi verso il fiume o lungo i calanchi per raccogliere arbusti e sterpaglie.

La ragazza aveva ormai messo assieme un bel fascio di legna quando, alzando lo sguardo, notò un ramo di fico che sporgeva, carico di bei frutti maturi: evidentemente nessuno si era azzardato a raggiungere quel ramo così sporgente per timore di finire nel burrone sottostante. Elsa, decisa a cogliere i fichi a tutti i costi, annodò il grembiule a mo’ di legaccia, raggiunse il ramo e raccolse tutti i fichi che, ormai appassiti, non rischiavano di rovinarsi. Poi si avviò soddisfatta verso casa, pensando che avrebbe fatto contenta la mamma con un buon companatico per la piada: poveretta, quando rincasava la trovava spesso sulla soglia a prendere aria e rinfrescarsi gli occhi che avevano tanto lacrimato in quella cucina piena di fumo che si alzava a ondate da sotto la teglia.

Era ormai arrivata sulla strada maestra quando vide spuntare da una curva un ragazzo col mulo che scendeva dalla montagna.

I cuore cominciò a batterle; più quello si avvicinava più la ragazza accostava agli occhi le foglie degli arbusti per poter vedere senza essere vista ma la timidezza prendeva il sopravvento. Dal canto suo il giovanotto la stava studiando e dentro di sé pensava che se camminava diritta con quel grosso fascio sulla testa non poteva essere anziana; così più le si avvicinava, più cresceva in lui la curiosità di vedere bene in faccia chi stava incrociando.

Decise di aiutarla: se era brutta e vecchia, avrebbe fatto una buona azione, se era giovane e bella ne valeva la pena. Scese dal mulo e con fare gentile le tolse il fascio dalla testa dicendole: “è troppo pensante per una bella ragazza come voi, venite che vi accompagno”.

Dopo aver caricato sul dorso del mulo la legna, condusse la giovane fino a casa. Elsa per ricompensare il giovanotto, gli regalò quei fichi e lui in cambio le diede un mazzetto di zolfanelli.

LA settimana successiva il giovanotto tornò deciso a chiedere la mano della ragazza della quale si era innamorato a prima vista e, siccome lei acconsentì e tutta la famiglia ne fu contenta, potè mangiare ancora di quei fichi che trovò così buoni e saporiti come non ne aveva mai mangiati.

La cosa si riseppe, e piano piano Monteleone si riempì di piante di fico; chi non aveva danari da spendere barattava con questi frutti vari tipi di merce.

Le “arzdòre” li portavano al mercato per avere in cambio il cotone che serviva ad ordire la tela, e per altre spesucce. C’era chi li metteva ad essiccare al sole e faceva provviste per l’inverno. I fichi di monteleone ormai erano ricercatissimi e così nella seconda domenica di settembre, festa della Madonna, si pensò anche di fare la sagra dei fichi che a tutt’oggi è molto rinomata.

Giovanna Riguzzi Bonandi

Da I Racconti del Gorgoscuro, Società editrice Il Ponte vecchio, Cesena 2004